Titolo quanto mai dichiarato per il terzo episodio solistico di Glenn Frey , una delle anime degli Eagles . Prima o poi sarebbe successo, era solo questione di tempo, ma doveva accadere. Ed è accaduto. Frey ha materializzato quello che si è sempre saputo, l’amore per la musica soul . D’altronde lui viene da Detroit , città della Motown e del r&b . In questo album dunque non vi sono segreti, la chiave di lettura è una sola: la passione per la musica nera, dal sound Motown a quello di Philadelphia , dalle sofisticate armonie vocali degli Spinners a soul viscerale di Wilson Pickett . Le canzoni sono quasi tutte scritte in coppia con lo storico collaboratore Jack Tempchin e, nonostante sia accompagnato da un seguito di amici e turnisti importanti, Frey suona diversi strumenti (sintetizzatore, chitarre, basso, batteria, percussioni, tastiere). Un album piacevolissimo, stroncato a torto dalla critica dell’epoca, che invece documenta un’artista versatile capace d...