Steely Dan – Everything Must Go (2003, Reprise/WEA)
Altro gioiello da incastonare alla produzione di Fagen e Becker. Ormai la musica degli Steely Dan è diventata atemporale e trascende qualsiasi verifica. I due sono partiti 40 anni fa e non sono ancora tornati, o meglio sono magari in anticipo, ma da tutt’altra parte da dove sono venuti. Lo sanno bene i testimoni, gli assistenti delle loro intuizioni sonore che hanno dato vita a centinaia di dischi di pop intelligente fioriti soprattutto nel sottobosco britannico degli anni Ottanta. E’ un dato di fatto: Walter Becker e Donald Fagen sono nella mitologia da tempo e da tempo vantano proseliti in tutto il mondo. Il debito con le loro inequivocabili progressioni armoniche è rintracciabile in una sequela di gruppi come i Deacon Blue, Prefab Sprout, Bible, Kane Gang, High Llamas, Danny Wilson, China Crisis, Love and Money, tutti palati fini e anime sensibili del pop. Questo album può però essere ancora la colonna sonora perfetta degli umori di Los Angeles e New York. Una musica sfuggente, non catalogabile. Basta sintonizzarsi di Things I Miss The Most dai fiati in puro stile hard bop, oppure sul singolo obliquo Blues Beach per capire la capacità di sintesi del duo che da vita a temi elaborati nella costruzione sonora e molto creativi. Il massiccio uso delle tastiere di Fagen (piano acustico, Rhodes, organo, sintetizzatore) non appesantisce gli arrangiamenti raffinati, mentre scorrono le immagini di una misteriosa Lunch with Gina che va ad aggiungersi alla formidabile galleria di ritratti femminili collezionati da Fagen (Rikki Don’t Lose That Number, Josie, Babylon Sisters, Hey Nineteen, Tomorrow’s Girls). L’equilibrio tra le due personalità forti e complementari permette di intercettare i segnali più stimolanti per rielaborarli secondo i propri canoni estetici. La title-track, per esempio, sembra una “Maxine” del Duemila aggiornata da una lunga introduzione jazz con lo spirito guida di Pharoah Sanders che aleggia attorno. Forse manca al solita adunata oceanica di session-men che garantiva prestazioni super, ma il loro status di intellettuali del pop riesce a mediare e trarre al massimo dai musicisti impiegati, che ruotano qui su una line-up fissa formata da Keith Carlock alla batteria, Jon Herington e Hugh McCracken alle chitarre, più le tastiere aggiunte di Ted Baker. Nessuno dei brani scende al di sotto dell’eccellenza. lang of Ages è cantata in maniera superba da Becker, le scacchiere e gli accordi misteriosi sul piano Wurlitzer nell’introduttiva The Last Mail sonorizza liriche velenose di puro anti-conformismo rock. Un vero mosaico di frasi ad incastro con richiami diretti a William Gibson, uno dei padri del cyberpunk. In Pixeleen troviamo il piano di Bill Charlap, stella del jazz contemporaneo, mentre una menzione a parte va a Godwhacker dove Becker ci regala uno dei suoi assolo di slick guitar più belli e la voce analgesica di Fagen, riportata sulal terra da un coro femminile, accompagna un riff ipnotico. Gli Steely Dan ogni volta che tornano, tornano immutati, sapendo che spariranno di nuovo.
Mauro Ronconi
Steely Dan: Walter Becker (vocals, guitar, bass, percussion); Donald Fagen (vocals, piano, Wurlitzer piano, Fender Rhodes piano, Clavinet, organ, synthesizer, percussion)
Additional personnel: Jon Herrington, Hugh McCracken (guitar); Walt Weskopf (alto & tenor saxophones); Chris Potter (tenor saxophone); Roger Rosenber (baritone saxophone); Ken Hitchcock (clarinet); Tony Kadleck, Michael Leonhart (trumpet); Jim Pugh (trombone); Ted Baker (piano, Fender Rhodes piano, Wurlitzer piano); Bill Charlap (piano, Fender Rhodes piano); Keith Carlock (drums); Gordon Gottleib (percussion); Cindy Mizelle, Catherine Russell, Carolyn Leonhart, Tawatha Agee, Ada Dyer, Michael Harvey, Brenda White-King (background vocals)
Tracks: 01 The Last Mall 02 Things I Miss The Most 03 Blues Beach 04 Godwhacker 05 Slang Of Ages 06 Green Book 07 Pixeleen 08 Lunch With Gina 09 Everything Must Go
Spoiler :

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