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Visualizzazione dei post con l'etichetta Robert Byrne

Rick Bowles - No Man's Land (1984, Applause)

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Free for the Evening , il debutto di Rick Bowles era stato un lavoro molto lodato dalla critica, ma abbastanza ignorato dal pubblico. Bowles ci riprovò due anni dopo realizzando ai Muscle Shoals, Alabama questo No Man’s Land . La produzione è di Robert Byrne , già collaboratore nel primo disco, e qui anche co-autore di sei brani su otto. Oltre a Byrne, impegnato nei cori, chitarre e tastiere, ci sono alcuni importanti musicisti di Nashville come il chitarrista John Willis , i tastieristi Steve Nathan e Clayton Ivey , il batterista Owen Hale ( Lynyrd Skynyrd ), il bassista Gary Baker che scrisse poi l’hit I Swear per gli All-4-One , quindi il chitarrista e songwriter Mac McAnally e il polistrumentista Brandon Barnes con cui Byrne incise un bellissimo album. Salvo qualche coinvolgimento di eccessivo modernismo elettronico ( I Hate The Way I Love You , la stessa title track ) le canzoni sono tutte di alto livello, sia quelle dalla tipica struttura A.O.R. ( Baby Lied, Night...

Byrne & Barnes - An Eye For An Eye (1981 , Climax)

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Nonostante l’insuccesso di un capolavoro come “ Blame It On The Night “ del 1979 che la Mercury tolse dal proprio catalogo sei mesi dopo la pubblicazione, Robert Byrne, insieme al polistrumentista Brandon Barnes, registra sempre ai Muscl e Shoes Alabama questo disco  pubblicato solo in Giappone nel dicembre 1981. E' un lavoro affascinante ed originale.  Non si sa come prenderle queste canzoni, potrebbero avere la forza sontuosa degli Steely Dan e nello stesso tempo sembrare il punto d’incontro tra England Dan & John Ford Coley e i Doobie Brothers. Sono canzoni profonde, hanno una fisionomia precisa eppure sono sfuggenti, sembrano veloci quando sono lente, vestono alla grande la forza del soul, ma potrebbero essere divise ben stirate con ricami jazzy. Ogni brano qui incluso è carico di affinità elettive, di piccoli segni , di coincidenze che esaltano la scrittura più ricca dell’A.O.R. La facilità con cui emergono dal nulla brani di portata passionale è inquietante: ...

Robert Byrne – Blame It On The Night (1979, Mercury)

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Quella di Robert Byrne è una storia conosciuta da pochi. Nato a Detroit, pianista, chitarrista e autore cresciuto nell’ambiente country, Byrne lavorò negli anni Settanta nei leggendari Fame Studios dei Muscle Shoals , Alabama, il sacrario delle musica popolare americana, scrivendo canzoni per Ronnie Milsap, Earl Thomas Conley, The Forester Sisters, etc. Lo status di songwriter gli fu conferito quando vinse nel 1977 e nel 1978 l ‘ “ American Song Festival Grand Prix ” con  le canzoni “ Bound To Know The Blues “ e “ I'll Love Your Leavin' Away” . Nel 1979 Byrne realizzò a Nashville con i migliori turnisti locali questo “ Blame It On The Night “ , disco bellissimo che purtroppo andò subito fuori catalogo negli States, ma fu poi pubblicato per il mercato giapponese con copertina diversa. Lo stile, se si esclude l’inziale funky-soul di “ Baby Fat “   è quello del miglior pop californiano, avvolgente nelle melodie, ondeggiante sulle ritmiche, verità sonore che è sempre...