Post

Narada Michael Walden – Awakening (1979, Atlantic)

Immagine
Autore, batterista e vocalist, Narada Michael Walden ha pubblicato da solista una decina di album tra la fine degli anni Settanta ad oggi. Esempi interessanti di confluenze tra fusion, soul e pop e antesignano di sonorità che hanno fatto scuola specialmente quando diventò richiestissimo produttore (Stacy Latisaw, Sisters Sledge, Aretha Franklyn, Whitney Houston, Mariah Carey, Angela Bofill). Questo suo terzo album, uscito poco prima di “The Dance Of Life“, è un imperdibile dispensato di brani pregevoli dominati da un registro dance con tanto soul e tanto funk particolarmente inventivo negli arrangiamenti. “Love Me Only“ , “ I Don’t Want Nobody Else“ , “They Want The Feeling“ sono temi funky concepiti espressamente per il dancefloor, ma quando si rallenta verso i mezzi tempo di “Give Your Love A Chance“ , le ballate di “Listen To Me “ e “Will You Ever Know“ oppure il soul-jazz di “Awakening Suite Part 1“ si può allora assistere ad un grande spettacolo del circo soul p...

Al Jarreau – Jarreau (1983, Warner Bros.)

Immagine
Al Jarreau ormai era il vocalist più equilibrato e sofisticato d’ America. Certi schemi ed certe idee ispiratrici del precedente “ Breakin’ Away ” vengono qui ritoccati ed esaltati dalla solita geniale mano di Jay Graydon. Questo album è una delle ultime ed importanti tappe della sua graduale credibilità pop in cui il sound A.O.R. si sposa al gusto della ricerca vocale del jazz. Un lavoro di studio enorme, uno studio sui contenuti non da meno, un gioco di armonie eccitante, ospiti che si alternano dove sanno meglio contribuire all’esito finale. “ Mornin’ “ si infilò nell’FM mondiale, “ Love Is Waiting “ e “ Save Me “ sono mezzi tempi di livello superiore, “ I Will Be Here For You“ dei Pages è una ballata di sensibilità melodica straordinaria, “ Boogie Down “ e “ Black And Blues ” riaccostano la sua voce ad uno strumento sempre ai confini con il jazz. Performance stellari di Jeff Porcaro, Steve Gadd, David Foster, Tom Canning, Greg Mathieson, Michael Omartian e l’incredibile s...

Paul Carrack – Twenty-One Good Reasons: The Paul Carrack Collection (1993, Chrysalis)

Immagine
Già attivo nei primi anni Settanta con gli Ace , Carrack è un outisder che ha firmato collaborazioni prestigiose, da sessioman con i Roxy Music di “ Manifesto “ e “ Flesh and Blood ", con Roger Waters in “ Radio K.A.O.S. “, una produzione solista sempre una spanna sopra la produzione pop contemporanea. Come dice il titolo di questa antonlogia, qui ci sono ventuno buone ragione per riscoprire un soulman puro con l’unico torto di non aver mai fatto concessioni al mercato e di essere rimasto fedele alle sue scelte senza mai preoccuparsi troppo di studiare le regole dell’autopromozione. Ventuno buone ragioni per ripercorrere la sua multiforme carriera attraverso alcuni gruppi dove ha suonato, dai citati Ace agli, Squeeze , da Mike & The Mechanics alla collaborazione con Carlene Carter e dodici estratti dai suoi dischi solo. Ventuno buone ragioni per ascoltare i brani più celebri del suo repertorio, dove Carrack mette in luce tutta la sua passione per la musica nera. Bastereb...

Waters - Waters (1977, Warner Bros)

Immagine
I fratelli e sorelle Luther, Julia, Oren e Maxine Waters sono un quartetto famoso come coristi e rintracciabili in centinaia e centinaia di incisioni di jazz, pop e rock. Un lista infinita di artisti si sono avvalsi delle loro voci sia in studio che in tour (Michael Jackson, Paul Simon, Elton John, Patti LaBelle, solo per citarne alcuni). A proprio nome debuttarono nel 1975 con un album per la Blue Note per poi pubblicare due anni dopo questo gioiello di sonorità soul-funky e A.O.R. Prodotto da Steve Barri e Michael Omartian con il solito giro di sessionmen losangelini che a quel tempo erano riuniti da Omartian sotto il nome di Rhythm Heritage come Ray Parker Jr., Jay Graydon, Jeff Porcaro, Victor Feldman, Scott Edwards. E’ un gran bel disco di pop e soul melodico, qualche puntata verso il funky, cantato spesso in coro con un impasto vocale morbido e rotondo. Da ascoltare assolutamente “The Other Side Of Midnight“ e “One Good Reason“ mezzi tempo dall’impatto immediato in pu...

Phil Spector – Phil Spector's Greatest Hits (1977, Warner-Spector )

Immagine
Chitarrista, pianista e cantante Philip Harvey Spector, nacque nel Bronx nel 1940, per poi trasferirsi a tredici anni nei sobborghi di Hollywood nel 1953, in seguito alla morte del padre. Questo piccolo e geniale artista è stato il più grande ed abile manipolatori di suoni della famose quattro piste che hanno caratterizzato la prima generazione della musica rock, influenzando uno sterminato numero di artisti del pop e del r&b, case discografiche e manager rampanti. “ To Know Him Is To Love Him “ fu la prima, vera produzione di Phil Spector incisa nel 1959 con il suo gruppo i “ Teddy Bears “, un trio formato insieme a Marshall Leib e Annette Kleinard. Nel 1960 tornò a New York e iniziò a lavorare come factotum con Leiber e Stoller. Il suo primo hit lo ottenne con “Corinna Corinna “ cantato da Ray Patterson. L’anno dopo si spostò nuovamente in Califronia, negli studi di Lester Sill dove produsse dischi per Gene Pitney, le Paris Sisters e Curty Lee . In quell’anno, i due...

Lou Pardini – Some Things Never Change (1997, Victor Japan)

Immagine
Insieme a Bill Cantos, Louis Joseph Pardini è una delle poche nuove realtà dell’ A.O.R. Si fece conoscere come tastierista e cantante dei Koinomia, una formidabile band di Christian Music guidata da Abe Laboriel. Nel 1987 la sua canzone “ Just To See Her “ cantata da Smokey Robinson vinse il Grammy Award. Sempre nello stesso anno i Temptations interpretarono un’altra stupenda canzone di Pardini, “I Wonder Who She’s Seeing Now”. Altre sue composizioni sono state riprese da Helen Baylor, Kenny G, Daniel Winas ed ha all’attivo prestigiose collaborazioni con Santana e Stevie Wonder. Dal 2009 ha sostituito Bill Champlin nei Chicago. “ Some Things Never Change “ è il album d’esordio seguiranno , ad oggi, “Look The Other Way“ del 1998 un “ live ” insieme a Joe Pizzulo e Kevyn Lettau. Un album che esprime l’identità ritrovata di un genere “ west coast pop “ che sembrava essersi smarrito con il trionfo di certe soluzioni a base di elettronica. Anche qui l’elemento elettronico è present...

Lewis Taylor – Lewis Taylor (1996, Island)

Immagine
L’anima moderna e sincera di un giovane bianco che vuol diventare a tutti i costi nero. Questo album debutto di Lewis Taylor è un filo disperso per le strade di Londra che, brano dopo brano, porta in quel limbo dove il Dio del soul lascia vivere le anime dei non-neri. Enigmatico, graffiante, incontrollabile Lewis Taylor produce, suona, scrive, canta ed arrangia un soul da psicanalisi con suoni dell’altro mondo ed una naturale avversione al compromesso. E’ un repertorio situabile tra il funky e il soul-jazz riadattato alla contemporaneità. Dieci tracce liriche visionarie senza alcuna concessione al “ già sentito “, in una frammentazione del linguaggio soul aprendo la strada a nuove alchimie tra ritmo e melodia . Il funkness di “ Whoever “, la strepitosa “ Bittersweet “ costruita con agili giochi ritmici e tessiture jazz geniali, il soul profondo di “ Song “, l’ incredibile loop di emotività in “ Spirit “ solo voce e coro a cappella sono tutte spettacolari avventure nel funky-...