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Lou Reed – Coney Island Baby (1975, RCA) [Japan Mini LP 2006 Remaster]

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Ormai Lou Reed e la sua casa discografica RCA erano ai ferri corti. Dopo “ Berlin “ del 1973, stupendo manifesto “ malato “ , ma anti-commerciale , quindi l’unico vero live voluto dall’artista, il seguente “ Rock’n’roll Animal “ del 1974 dove il suo amore per Ornette Coleman lo aveva spinto ad introdurre il sassofono, Lou Reed nel giro di un anno pubblica “ Sally Can’t Dance “ e “ Lou Reed Live “, lavori inutili e vuoti per ammissione dello stesso artista , licenziati solo perché costretto dalla casa discografica. Ma la situazione degenera quando, per anticipare la fine del contratto, Reed pubblica “ Metal Machine Music “. Uscito solo negli States, questo disco spiazza tutti : quattro facciate di rumori bianchi e feedback, solo distorsioni e sibili elettronici. Qualcuno disse che era l’estensione degli esperimenti di “ White Light White Heat “ e un tentativo di avvicinamento alla musica contemporanea di Terry Riley e John Cage , ma in realtà fu solo una provocazione e il conto c...

Beach Boys – Love You (Brother/Reprise, 1977)

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Brian Wilson aveva ripreso a scrivere canzoni come “ prescritto “ dal Dr. Eugene Landy per la terapia del suo recupero psico-fisico e questo doveva essere il primo disco solista intitolato in origine “ Brian Wilson Love You”. Quasi tutto il materiale fu scritto da Wilson e mandato come demo agli altri componenti del gruppo, ma questi non terminarono mai l’opera. Per questo motivo il suono dell’album a volte risulta grezzo compresa la voce di Wilson, stanca e roca, aggredita sempre di più dal fumo e la cocaina. Nonostante tutto, “ Love You “ è l’ultimo, grande disco dei Beach Boys e se ci fosse stata anche una produzione adeguata sarebbe stato una pietra miliare della musica pop. Animato da uno spirito ludico, capace di rileggere ogni suono in chiave diversa, Brian Wilson continua a fare delle cose complicate nella loro semplicità. Canzoni pop piene di così tante idee, di ritmo e arrangiamento, da far sembrare queste 15 tracce una sola compatta suite. Gioia camaleontica, gusto per i...

America – Holiday (1974, Warner Bros.)

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Dewey Bunnell , Gerry Beckley e Dan Peek si presentarono al famoso produttore dei Beatles George Martin con un biglietto da visita importante: tre milioni di copie vendute per l’album “ Hat Trick “ e l’hit “ Muskrat Love “ tra i top ten. Tra aprile e maggio del 1974, dopo aver partecipato come guest star nei dischi dei Poco e Dan Fogelberg e un tour tour mondiale che attraversò 23 nazioni, la band vola a Londra per registrare agli Air Studios questo disco prodotto e arrangiato da Martin. Lavoro molto curato nei suoni da Geoff Emerick e un notevole passo in avanti nella ricerca melodica meno intimista rispetto agli esordi. La loro musica si fa più raffinata con manti orchestrali un tempo inconcepibili e nel contempo David Dickey al basso e Willie Leacox alla batteria entrano in pianta stabile nell’organico. La mano di George Martin si sente immediatamente dallo strumentale “ Miniature “ , un brano orchestrale di due minuti che introduce una serie di canzoni decisamente pop. “ An...

Gladys Knight & The Pips - Imagination (1973, Buddah Records)

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Nella Motown Gladys Knight aveva sempre stentato a trovare un suo posto preciso e una stabile collocazione . Dischi con produzioni affrettate, mosse pubblicitarie imprecise, una diversificazione di repertorio troppo a rotazione e soprattutto non godere di quella attenzione riservata invece ad altri artisti. La vocalist era palesemente insoddisfatta e nemmeno il riconoscimento tributatogli con la canzone “ Neither One Of Us Wants To Be The First To Say Goodbye " che arrivò al primo posto nelle classifiche pop e r&b con un Grammy Award vinto, la fecero desistere nel lasciare la vecchia casa discografica per approdare alla Buddah Records con al quale debuttò con questo “ Imagination “ insieme al suo gruppo vocale “ The Pips “ formato dal fratello Merald “ Bubba “ e dai cugini Ed Patten e Bill Guest. La nuova label improntò una grossa campagna pubblicitaria e l’artista era sempre più sicura di sé, più tranquilla, perdendo l’aria di provvisorietà che l’aveva accompagna nei trasco...

Warren Zevon - Warren Zevon (1976, Asylum)

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Nato a Chicago da genitori tedeschi emigrati durante la Seconda guerra mondiale, il giovane Zevon attraversò gli States per andare a patire tribolazioni fisiche e artistiche al Greenwich Village. Cominciò a scrivere canzoni per Nino Tempo e i Turtles, pubblicando per l'etichetta White Whale di quest'ultimi una cover di Bob Dylan, “ If You Gotta Go, Go Now “ , col nome di Lyme And Cybelle. Subito dopo, nel 1969, incise per la Imperial “ Wanted Dead Or Alive “ , un disco controverso prodotto da Kim Fowley, da cui viene tratta una canzone, “ She Quit Me “ , per la colonna sonora di “ Un uomo da marciapiede “ . Il fiasco commerciale lo convince a lasciar da parte le velleità solistiche e inizia a lavorare con gli Everly Brothers in qualità di direttore musicale. Dopo cinque anni di vagabondaggi approda a Los Angeles dove incontra Jackson Browne, altra anima errante, disilluso anch'egli dall'East Coast. Diventano amici fraterni e allora, quasi trentenne, intraprende n...

McCoy Tyner – Sahara (1972, Milestone)

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Il miglior disco di Tyner, quello che più lo ha rappresentato nel tempo. Il pianista di Philadelphia mette a punto qui dentro certe lezioni di sonorità etniche dell’ex partner John Coltrane con il quale ha condiviso episodi esaltanti come “ A Love Supreme “, “ Ascension “ e i leggendari concerti al Village Vanguard. Col lui un gruppo formato dal sassofonista Sonny Fortune , seguace di Coltrane, che farà parte poi della banda elettrica di Miles Davis, il batterista Alphonze Mouzon già collaboratore dei Weather Report e il bassista Calvin Hill . Quattro musicisti dotati con un grande impatto ritmico e slancio solistico incredibile. La title track è una lunga suite circa 23 minuti dove c’ tutto il mondo dell’artista e il suo punto di arrivo: flauti etnici, ampi arpeggi di pianoforte che diventano imperiosi, tappeto incessante di percussioni , assolo al sax soprano di Fortune, trame ritmiche che esplodono letteralmente nel finale. Due temi intimi e toccanti sono “ Ebony Queen “ de...

Sly and The Family Stone - Fresh [Deluxe Edition 2007] (1973, Epic)

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Uno dei più grandi ed indimenticabili protagonisti dell’evoluzione della black music. Tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi dei Settanta, Sylvester Stewart e suoi Family Stone, erano stati il corrispettivo nero dell’acid-rock bianco. Quel blending di r&b dal ritmo ipnotico, dal linguaggio rivoluzionario, dominato dal basso elettrico che diventerà un classico nel soul-funky. Dopo due anni di silenzio dal granitico capolavoro “ There’s A Riot Going On “ , l’abbandono del formidabile bassista Larry Graham rimpiazzato qui da Rusty Allen, e dai nuovi entrati Andy Newmark alla batteria e Pat Rizzo al sax, Sly insieme agli altri storici componenti della band ( i fratelli Freddie e Rose , Jerry Martini, Cynthia Robinson e le Little Sisters ) pubblica questo “ Fresh “, considerato da molti l’ultimo suo grande album prima dell’inaridirsi della vena creativa, che portò l’artista ad una ripetizione di se stesso , con atteggiamenti da istrione e arguzia professionistica. Lasciati da ...