Otis Redding - The Definitive Soul Collection (2006, Atlantic/Rhino)
Il 10 dicembre 1967, nello stato del Wisconsin, l’aereo personale di Otis Redding si schiantava sulla superficie ghiacciata del lago Monona uccidendo il più grande soul singer di tutti i tempi insieme a cinque musicisti del suo gruppo accompagnatore The Bar-Kays. Pochi giorni prima della tragedia il Melody Maker lo aveva consacrato come miglior cantante dell’anno spodestando Elvis Presley dal trono dopo otto anni. Figlio di un ministro battista, Redding nasce nel 1941 a Dowson in Georgia, ma la sua giovinezza la passò a Macon, la città degli Allman Brothers Band e soprattutto di Little Richard a cui Otis inizialmente si ispirava. Fu proprio Little Richard che lo convinse a partecipare ad un concorso per cantanti dilettanti dove fu scritturato poi dai Johnny Jenkins & The Pinetoppers con cui registrà con il nome di Otis & The Shooters due pezzi sulla scia dei successi di Richard: She’s Alright e Shout Banalana. Fu ingaggiato subito dalla Atlantic, quindi l’incontro con Jim Stewart, manager della Stax che gli fece registrare negli studi di Memphis il demo di These Arms of Mine (1962), una ballata scritta dallo stesso Redding che inaugurava la nascente etichetta Volt. Artista versatile, il cantante si trovava a suo agio sia nella ballate melodiche che nei r&b più veloci, riuscendo a trovare una originale mediazione tra lo spirito aggressivo degli urlatori del rock’n’roll e quelli dall’intonazione gospel come Sam Cooke, il suo secondo maestro. A differenza di tanti altri colleghi, Redding era anche autore delle canzoni come testimoniano i sei capolavori seminali incisi tra il 1964 e il 1967 tra cui gli irrinunciabili Soul Ballads, Otis Blue, Dictionary Of Soul e King & Queen in coppia con Carla Thomas. Tutti dischi incisi negli studi della Stax con il supporto dei Booker T & the MG’s. Otis era diventato insieme ad Aretha Franklyn l’immagine soul più autentica, quella in grado di esprimere tutta la gioia, la rabbia e la speranza della gente nera. In studio, con l’aiuto di Steve Cropper, l'artista introdusse alcune novità nello stile degli arrangiamenti r&b avvicinandosi sempre di più al rock’n’roll bianco, creando un suono definito rock’n’soul. Anche gli spettacoli dal vivo era fantastici. In quei tre, intensi anni, incantò le platee con una lunga serie di concerti specialmente in Europa accompagnato dai Bar-Kays. In versione live lo si può apprezzare in At The Whiskey-A-Go-Go uscito postumo e le storiche performance al festival Pop di Monterey del 1967, unico artista r&b invitato ad una celebrazione del rock e riconoscimento ad un personaggio che, pur esprimendosi in termini di immediatezza e privo di patine imbiancanti, aveva finito per incarnare con la sua musica anche il linguaggio dei bianchi senza divisori né ghetti culturali. In questa esaustiva antologia sono riunite tutte le perle del suo repertorio. Trenta brani dove possiamo rintracciare la malinconica ballata (Sittin’On) The Dock of the Bay registrata quattro giorni prima di morire, il soul-gospel di Respect, classico composto nel 1965 e diventato celebre nella versione di Aretha Franklyn, una canzone d’amore ribollente come I’ve Been Loving You Too Long scritta con Jerry Butler forse la sua più grande interpretazione. L’omaggio ai Roling Stones con Satisfaction dove une giovane afroamericano di 25 anni voleva dimostrare che in musica non c’erano barriere razziali. Ed ancora I Can’t Turn You Loose, trascinante r&b dai tipici riffs di ottoni della Stax, un brano questo ripreso dai Blues Brothers i quali ne fecero la sigla di apertura e chiusura dei loro concerti. La bellissima Security nota anche nella versione di Etta James. Ci sono poi leggendarie ballate come Fa-Fa-Fa-Fa-Fa (Sad Song), Try A Little Tenderness, Amen, I've Got Dreams To Remember, le cover letali di A Change Is Gonna Come (Sam Cooke), Knock On Wood (Eddie Floyd) e Papa's Got A Brand New Bag (James Brown). Personaggio unico, Otis Redding non ha avuto troppi discepoli, solo il suo pupillo Arthur Conley e Al Green che veniva dal gospel sono per certi versi debitori alla sua musica. Al suo funerale, insieme a cinquemila persone, c’era tutta la tutta scena soul del tempo. Alcuni di loro come Solomon Burke, Percy Sledge, Joe Tex, Don Convay e Johnnie Taylor portavano la bara e cantavano.
Mauro Ronconi
Tracks:
Disc 1
1.These arms of mine
2.That's what my heart needs
3.Pain in my heart
4.Come to me
5.Security
6.Chained and bound
7.Mr. Pitiful
8.That's how strong my love is
9.I've been loving you too long (To stop now)
10.I'm depending on you
11.Respect
12.I can't turn you loose
13.A change is gonna come
14.Satisfaction
15.My lover's prayer
Disc 2
1.Fa-fa-fa-fa-fa (Sad song)
2.Try a little tenderness
3.I love you more than words can say
4.Tramp
5.Shake
6.Knock on wood
7.Glory of love
8.(Sittin' on) The dock of the bay
9.The happy song (Dum-dum)
10.Lovey dovey
11.Amen
12.Hard to handle
13.Look at the girl
14.Papa's got a brand new bag
15.I've got dreams to remember

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